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Timberland, da sempre al passo di uno stivale

C’è un’immagine nella memoria di quanti, più o meno negli anni Ottanta, aveva vent’anni. È quella dei cosiddetti paninari che, ispirandosi alla moda d’oltreoceano, vestivano con brand destinati a fare la storia della moda. C’erano i jeans Levi’s, con le inconfondibili cinture El Charro a cingere i fianchi. C’erano i piumini Moncler, e c’erano loro: le scarpe gialle di Timberland. A pensarci oggi, sembra impossibile. Eppure fu proprio allora che gli italiani vennero a contatto per la prima volta con questo marchio, la cui storia invece era iniziata già da qualche anno, per lanciarlo nell’Olimpo della moda internazionale.

Storia di Timberland: dai luoghi di lavoro alla moda milanese

La storia di Timberland è una di quelle che ha inizio nei luoghi di lavoro, accompagnando uomini e donne nei momenti più duri delle loro giornate. Come la musica soul nei campi di cotone, Timberland è poi uscita dai suoi confini territoriali per approdare su palcoscenici assolutamente lontani e inimmaginabili. Quella delle scarpe gialle, insomma, è una storia appassionante che meriterebbe di essere letta, almeno da chi nella propria scarpiera ha un paio di queste iconiche scarpe. Ecco, dunque, i passi salienti di questa avventura.

Timberland: in principio, fu una scarpa da lavoro

È la metà degli anni Settanta. Anni di contestazioni, ma anche di lavoro – quello vero – che richiama forze muscolari spesso sconosciute ai giorni nostri. Nel New Hampshire, terra ricca grazie all’economia agricola e tessile, le opportunità sono tante. E del resto, il motto di questa terra nel nord degli Stati Uniti d’America parla chiaro: Live Free or Die, vivi libero oppure muori.

Anche a Newmarket, dove vive Sidney Swartz e la sua famiglia proprietaria di Abington Shoe Company, benché si tratti solamente di una piccola cittadina del nord America, hanno le idee chiare. E l’idea, nel caso di Swartz è di creare un stivale perfetto. Una calzatura adatta a essere usata durante il lavoro, capace di resistere all’usura come alle intemperie, e, allo stesso tempo, di essere confortevole. Quello stivale, almeno in un primo momento, prende il nome di Timberland ed è il primo di una lunghissima serie che, ancora oggi, significa comodità e resistenza all’usura. L’idea di Swartz è semplice: uno stivale, inizialmente alto ben 8 pollici, ma poi ridotto a 6, realizzato interamente in pelle nabuck, capace di mantenere il piede caldo e asciutto anche durante i duri inverni nel New England. Un’idea che, come ricorda l’autore dell’invenzione, all’epoca era considerata «ridicola». Invece, lo scarponcino Timberland conquista i cuori dei lavoratori del New Hampshire al punto che la famiglia Swartz si decide a cambiare il nome della compagnia, nel 1978, in The Timberland Company.

Poi, Timberland divenne simbolo di stile

La storia di Timberland potrebbe finire qui: un paio di scarpe da lavoro, pensate per lavoratori e usate per gli ambienti più ostili. Invece, già sul finire degli anni Settanta e sul cominciare degli anni Ottanta, Timberland diventa qualcosa di più. Come narrò negli anni a venire lo stesso Swartz, la prima vendita internazionale di stivaletti rappresentò un momento cruciale per la storia del marchio. Una storia che, caso volle, passasse per l’Italia e precisamente da Milano.

In quegli anni così turbolenti che furono gli Ottanta, con la Milano da bere che faceva sognare i giovani italiani, un imprenditore italiano si presentò proprio alla porta di Swartz per chiedere 600 paia delle sue già famose scarpe. Un ordine che allo stesso proprietario di Timberland sembrò esagerato e, in definitiva, difficile da piazzare su un mercato difficile e ristretto come quello italiano. Invece, nonostante la rassegnazione di Swartz, l’imprenditore tornò chiedendo ancor più scarpe Timberland, rispetto a quante ordinate la prima volta. Verità o leggenda, c’è da dire che le iconiche Yellow Boot divennero in breve un must have per i giovani paninari, i ragazzi italiani amanti dei brand statunitensi come della stravaganza. E, proprio dall’Italia, questi scarponcini da lavoro divennero elemento di moda, indossati in tutta l’Europa.

Del resto, un’altra leggenda vuole che la moda di utilizzare queste scarpe da lavoro per ragioni di moda più che professionali sia opera di trafficanti di stupefacenti. Secondo il racconto del giornalista Rob Walker, nel suo libro Buying In, gli spacciatori di New York, dovendo stare per lunghe ore all’impiedi, fossero alla ricerca di scarpe comode. La scelta, neanche a dirlo, ricadde proprio sulle scarpe Timberland, che, proprio grazie al loro comfort, assicuravano la necessaria comodità. La leggenda, poi, narra che i rapper statunitensi, prendendo a esempio gli spacciatori, avessero inserito nei loro outfit le Timberland. Una storia, comunque, da cui la casa produttrice ha sempre preso le distanze, ma che dimostra quale livello di attenzione seppero conquistare le iconiche Yellow Boot. E del resto, corrisponde a verità l’utilizzo massiccio che proprio i rapper statunitensi abbiano fatto delle scarpe Timberland e non solo.

Il resto, ormai, è storia. A distanza di anni, ancora oggi Timberland è una vera e propria icona di stile. Indossata negli outfit casual, sia in ambienti urbani come di quelli rurali, la scarpa gialla resta un elemento distintivo di un modo d’essere, prima ancora che di un modo di vestire.

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